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venerdì 11 gennaio 2008
Indice articolo
REATI
Pagina 2

 

     

Il corridoio è quasi deserto e molto silenzioso, mentre aspetto. Sono molto stanco, mi sembra di aver compiuto un lungo viaggio. Qualcuno mi si para dinanzi e mi prende per un braccio, mentre mi conduce verso una porta. Entriamo.
L'ambiente è grande, ma non v'è nessuno, constato con piacere. Non so bene perchè sono qui e non ho l'umore adatto a sostenere una conversazione. Il mio accompagnatore mi fa sedere su una sedia posta dietro un  tavolino ed esce. Mi dispongo all'attesa.
Entra un signore con una specie di mantello nero che si porta dietro un tavolo uguale al mio, ma dall'altra parte della stanza. Non mi guarda e dispone sul piano un grosso fascicolo, poi si lascia cadere sulla sedia e accenna verso la sedia vuota accanto alla mia:
"Il collega arriva sempre all'ultimo momento".
Assumo un'espressione di circostanza poiché non so di cosa parli.
La porta si apre  e i due battenti urtano contro il muro con fragore. Ho un sobbalzo mentre guardo una giovane donna che entra rapida ticchettando su alti tacchi a spillo, sotto il braccio un fascicolo. Si ferma prima a salutare l'uomo col mantello, poi si avvicina a me e mi si siede accanto. Un profumo di gelsomino un po' mescolato con quello di rosa mi giunge alle narici e lo aspiro con voluttà.
"Buongiorno".
Sono educato e rispondo:
"Buongiorno a lei, signora".
"Ho avuto la pratica solo poche ore fa, vuole ragguagliarmi"?
"Non so neanche dove mi trovo, figuriamoci ragguagliarla!" rispondo un po' irritato.
"Signore, sono Lavinia Parascandalo,  se lei non mi aiuta, la vedo nera perchè ho ricevuto l'incarico solo poche ore fa. Ho letto che lei è un uomo colto, laureato in scienze politiche, non faccia lo gnorri".
" Non so cosa dirle,signora, non so né dove mi trovo, né come ci sono arrivato". Il mio tono deve essere stato parecchio aggressivo, perchè la donna si fa tutto rossa in viso, cerca nel fascicolo e si sofferma a leggerne una pagina.
  La porta si apre con il solito fragore ed entra un ometto sulla quarantina che zoppica vistosamente e con sussiego precede un signore imponente con una sorta di tonaca bianca come la sua fluente barba.
L'uomo in bianco, aiutato dall'altro che gli scosta la sedia, si accomoda  dietro  una scrivania disposta quasi al centro della parete di fronte a me.
"Signori, buongiorno."
Tutti diciamo buongiorno ed imito gli altri alzandomi in piedi.
  Deve trattarsi di un tribunale ed il vecchio è il giudice; ho visto troppi film e telefilm americani per non comprendere.
Mi rivolgo al mio avvocato:
"Perché sono qui?  Di cosa sono imputato"?
Parascandalo sbuffa e poi:
"Non ricominci, la prego".
Mi hanno incastrato in un procedimento giudiziario e non so perchè.
"Cancelliere legga i capi d'accusa contro l'imputato".
Lo zoppo prende un foglio, si alza e:
"Il signor Gino Parrella è accusato di aver mancato di rispetto a lei, signore" e con la mano indica il vecchio, poi prosegue,
"attribuendosi ed attribuendo facoltà che sono solo prerogative Sue".
Mi alzo di scatto dalla sedia:
"Non so di cosa parla non credo di aver fatto nulla di male,io. Non conosco né lei né nessuno in questa stanza".
Interviene il vecchio con voce tonante:
"Giovanotto, si segga e porti rispetto a questa corte".
  Lo zoppo affrettandosi come può mi arriva dinanzi e mi sussurra:
"Si segga, non lo faccia irritare, sembra burbero, ma in effetti è dolcissimo".
Forse mi conviene seguire il consiglio e vedere come si mettono le cose.
Mi seggo.
Zoppicando il cancelliere torna da dove è venuto, si gira e:
"Avvocato Maiocchi, esponga i fatti".
Si alza il signore togato:
"L'imputato, inoltre, è accusato del reato di plagio per essersi appropriato dell'opera dell'ingegno altrui ed aver spinto altri a farlo. Si tratta dell'opera del più grande genio esistente (non solo genio artistico). Inoltre è accusato dei reati di concorrenza  sleale e spaccio di droga".
Mi alzo quasi con un salto:
"Signore non so cosa dirle, io non ho mai trattato di affari, nè tantomeno spacciato droga". Rispondo in modo incerto, non avendo compreso in che modo  e a chi io abbia fatto concorrenza e neanche come possa solo ipotizzarsi che io abbia spacciato droga.
Il mio avvocato commenta a bassa voce:
"Che plagio e plagio" e dando una scorsa alle carte fa una risata breve ma secca e gli astanti si immobilizzano come statue.
Il vecchio con la barba bianca alza la mano e  rivolge un indice accusatore contro  Lavinia, poi tuona:
Avvocato, lei deve cercare di  portare rispetto a questa corte".
L'indice si rivolge contro di me:
"Passi per il suo difeso, che pur non essendo un ignorante non ha studiato legge come lei. Non tollero atteggiamenti provocatori nella mia aula. Non si permetta più di ridere e dica al suo assistito di tacere".
La donna sembra mortificata e china la testa in cenno di assenso.
Maiocchi, che deve essere la pubblica accusa, riprende la parola:
"Signore le dimostrerò con prove tangibili e testimonianze la verità del mio asserto."
Il vecchio sembra annoiato e chiede all'accusa di continuare.
Maiocchi prende qualcosa dal tavolo e la porta sulla scrivania: sono dei libri e dei fascicoli.
"Signore, queste sono le prove" ed indica con la mano i libri "sono prove tangibili, come può vedere e sono state scritte dall'imputato e da coloro che ha indotto al plagio" e il suo dito si leva ad indicarmi.
Sono tutti scostumati in questo luogo, non sanno forse che è cattiva
educazione indicare qualcuno o qualcosa col dito?
Lavinia si alza per guardare da vicino i libri ed i fascicoli:
"Vostro onore, posso intervenire"?
Il giudice fa un gesto di conferma e Lavinia si avvicina e dà un'occhiata:
"Non ho avuto molto tempo per studiare la causa, ma sono solo dei racconti e si sa che possono essere sia frutto della fantasia che di avvenimenti reali e
possono essere anche riscritture di opere famose".
Si rivolge all'avversario:
" Il mio assistito viene accusato di una riscrittura, forse"?
Il pubblico ministero risponde in tono di pacata rassegnazione":
"Avvocato Parascandalo, lei è giovane, ma non mi sembra una persona sprovveduta, sa che qualsiasi opera dell'ingegno può essere plagiata".
Lavinia nel frattempo è venuta a risedersi accanto a me e sento come se mi fosse mancato il suo profumo. Strano che ciò accada, mi sembra quasi come quando da bimbo la mamma si allontanava e poi tornava. Mi sento quasi protetto da questa giovane.
L'accusa nel frattempo si alza, prende uno dei libri e dice:
"Il titolo è paranoia".  Poi  comincia a leggere:
  "Avete letto paranoia ed avete pensato mostro. Un mostro dalla mente lucida perversamente intenta ad immaginare e strutturare perfide trame dirette contro di lui da falsi amici, amanti fedifraghe o segrete e strane alleanze.
Tutto questo allo scopo di creare il pretesto - legittima difesa, giusta ritorsione o addirittura vendetta - per aggredire quelli di cui si sente vittima e farli soffrire con sadomasochistico piacere. Non avete nemmeno provato a pensare a lui come ad una persona sofferente di un male che lo porta a prendere frammenti di realtà come fossero tessere del domino, ad unirli tra loro costruendo frasi sensate.
Si tratta  ...1"
L'accusa ha posto l'accento sulla parola creare e mi chiedo cosa vi possa essere di particolare in quella parola: perchè tanta enfasi?
Interviene Lavinia con voce squillante:
"Non vi sono prove tangibili, non un'intercettazione e neanche una ripresa trasmessa dalla TV. Si dicono e si scrivono tante cose..."
Il giudice sembra essersi appisolato durante la lettura, ma non lo è, infatti riapre gli occhi ed interviene:
"Non è sufficiente, avvocato, da sola una parola non è sufficiente.
"Vi farò ascoltare dalla voce dei testimoni di cosa è stato capace l'imputato.
Chiamo a testimoniare Mariella Ricciardi".
L'usciere fa entrare la signora Ricciardi ed il cancelliere le fa giurare di dire la verità.
Sono sbalordito perchè non so proprio cosa abbia da testimoniare Mariella.
Subito Maiocchi inizia:
"Signora conosce qualcuno in quest'aula"?
La teste volge gli occhi in giro fissandoci tutti, poi mi indica:
"Conosco lui, signore".
L'accusatore sembra soddisfatto della risposta e sul viso gli compare una sorta di ghigno.
"Lo ha mai sentito parlare"?
"Molte volte".
"Ci dica signora cosa ricorda delle parole dell'imputato" ed accenna a me.
La teste risponde con fare esitante di ricordare molte cose dette da me, gradirebbe quindi qualche precisazione.
"Signora ci dica cosa l'ha indotta ad incontrare il signore una volta la settimana
per circa sei anni".
Con voce chiara risponde:
"La sollecitazione ad impegnarmi in un'attività desueta e stimolante che sembrava riempire di senso la mia vita che, dopo la cessazione dell'attività lavorativa, ne sembrava(o appariva?) priva."
L'accusa incalza:
"Non è forse vero che le disse che tutti sono dotati di fantasia come i bimbi e che solo i condizionamenti ambientali successivi fanno dimenticare di averne?"
"Certo signore e disse anche che ognuno di noi, sia io che i miei colleghi, poteva creare un mondo che soddisfacesse i nostri desideri più intimi e dove le persone avrebbero potuto agire come più ci fosse piaciuto".
"Ci racconti, signora, cosa avvenne quando, alla luce dei suoi incitamenti, cominciò a scrivere".
Mariella fa una pausa come per raccogliere le idee, poi il suo viso sembra irradiarsi di gioia mentre dice:
"Tutto è si è verificato proprio come lui aveva predetto: l'idea che fiorisce nel cervello, le ricerche per definire il quadro, le ore trascorse a scrivere e riscrivere senza avvertire né gli stimoli provenienti dall'esterno, né quelli provenienti dal corpo, in una sorta di trance. In fine l'esaltazione di aver posto in fondo alla pagina la parola fine. E' stato magnifico!
Il giudice si alza in piedi con uno scatto e la sua imponente persona sembra riempire l'aula. Gli occhi grandi, scuri e penetranti mi fissano con uno sguardo terribile che mi getta nella disperazione:
"Lei mi ha fatto concorrenza, giovanotto". Fa una lunga pausa e poi prosegue
"non solo, ha invogliato altri a farmela".
"Signore non so cosa dirle, io non ho mai trattato di affari". rispondo in modo incerto, non avendo compreso in che modo gli ho fatto concorrenza e non conoscendolo per nulla.
"Giovanotto, non scherzi con me, non glielo permetto".
"Signore, rendo rispetto alla sua barba bianca, lei deve essere più anziano di me, ma io non sono un ragazzo, ho i miei anni anche io".
"Lo so che ha i suoi anni, e che voleva avere gli anni di qualcun altro?"
"Signore non la conosco, come avrei potuto fare qualcosa contro di lei"?
"Giovanotto, lei ha passato la vita a fingere di non conoscermi; solo nell'ultimo anno ha pensato e ripensato a tutti i suoi filosofi ed a quanto avevano ipotizzato e scritto su di me. So che i dubbi più grandi vengono quando la ragione non arriva a comprendere ciò che il cuore detta e so anche che un qualche credito me lo aveva concesso."
"Signore non mi sono mai occupato di lei, torno a ripeterle, neanche la conosco".
"Giovanotto, lei mi sembrava un uomo intelligente, non la credevo così privo di
fantasia" tuona e poi esplode in una risata fragorosa.
"Mi vuole spiegare di cosa sono imputato? Di quale concorrenza parla"?
"Giovanotto, o forse dovrei dire professore, nelle sue lezioni di scrittura creativa ha detto a tutti di poter creare un mondo, di essere come Dio"! Non ha capito forse che il Creatore sono io"?
Rimango attonito. Se questo è il tribunale divino, devo essere morto senza accorgermene. Forse no, è solo un incubo e tra poco mi sveglierò. I pensieri mi
si affollano in capo in una ridda furiosa; forse questo è solo uno dei miei mondi possibili nella fantasia. La ridda si interrompe quando Lavinia prende la parola:
"Lei, Signore, ci ha fatti a sua immagine e somiglianza, quindi non può considerare offesa aver cercato di sfruttare ciò che abbiamo ricevuto in dono. Se in ognuno di noi c'è una scintilla divina e questa scintilla accende il fuoco della fantasia, è solo colpa o merito suo".
Dio chiede a Lavinia se ha testimoni a discarico ed avendo il mio avvocato risposto di no, invita il pubblico ministero a fare la sua richiesta.
Maiocchi prende la parola:
"Chiedo che per i reati ascrittigli sia condannato al fuoco eterno, fuoco che brucerà tutti i suoi scritti e tutti i suoi pensieri che lo portano ad emulare Sua Signoria".
So che dovrei tacere, ma non ce la faccio e mi alzo:
"Condannatemi a bruciare in eterno, ma non bruciate i miei scritti, quelli no, perchè mi sono cari come i miei figli; non sono essi forse i  parti della mia fantasia? Ad un uomo Lei non ha concesso che di partorire idee, fantasie, ma sa bene che con esse si crea lo stesso legame viscerale che corre tra una mamma ed i suoi bimbi, quindi fate ciò che volete di me, ma non toccate i miei scritti".
"Si segga e non peggiori la situazione, signor Parrella. Avvocato Parascandalo, la parola a lei".
"Signore, reputo la pena eccessiva, perchè ogni pena deve avere come scopo la correzione, il ravvedersi dell'imputato, il riconsiderare le cose sotto un altro aspetto. Il fuoco cancellerebbe per sempre ciò che egli è e non gli darebbe questa opportunità. D'altro canto, come ho già detto, non si può considerare il suo comportamento un reato essendosi egli soltanto limitato a glorificare uno dei Suoi tanti doni, per cui chiedo che venga prosciolto.
Il Supremo giudice si alza e si ritira per deliberare.
Il mio volto deve esprimere tutta l'ansia per l'attesa, perchè Lavinia mi mette una mano sul braccio e mi dice di avere coraggio, Dio ci ama ed è giusto, in fondo al cuore non lo so anche io?
Il cuore, ma ho ancora un cuore? Quest'organo batte per darci la vita ed io sono morto. Considerato da sempre sede dei sentimenti, di recente è divenuto per molti solo una pompa di alimentazione e una volta che la pompa si è rotta, oggi la si può cambiare, ma si acquisiranno sentimenti altrui o si conserveranno i propri"?
"Signora Lavinia, io non ho più un cuore che batte".
"Comprendo il suo sgomento, ma lei prova ancora dei sentimenti, vero"?
"Credo di si, oggi in quest'aula ho provato irritazione e terrore e questi sono sentimenti".
"Il suo atteggiamento risente ancora della limitatezza della condizione umana, ma anche da umano non si è reso conto che ogni uomo è un unicum di corpo e spirito e che ogni cellula, nata indifferenziata, può all'occorrenza sostituirne ogni altra ed assumersene i compiti"?
Il tempo trascorre lento mentre aspetto, ma l'inquietudine di prima è stata sostituita dalla speranza. Dio è buono, hanno detto in tanti e sa ciò che fa, allora forse per me c'è qualche possibilità di salvezza.
Il fragoroso sbattere della porta annunzia il rientro del Signore che si avvia
lento e grave verso il suo posto:
Il cancelliere ci invita ad alzarci per ascoltare la sentenza:
"Per il primo ed il secondo dei reati ascrittigli, quello di plagio e di concorrenza sleale, questa Corte non giudica l'imputato colpevole, poiché, concorde con la difesa, si giudica lo sfruttamento delle capacità di cui io stesso ho dotato il genere umano, come esercizio delle stesse e non concorrenza sleale, né plagio. Per ciò che concerne il terzo reato, lo spaccio di droga, reputo sì che vi sia stato incitamento all'uso di stupefacenti, ma non che vi sia stato spaccio, avendo il signor Parrella pronunziato le parole di incitamento nell'ambito di lezioni che forniva in modo volontario e gratuito presso la Fondazione Humaniter, non traendone alcun beneficio materiale per sé. Questa Corte può addebitare all'imputato solo un incauto uso delle proprie facoltà, pertanto condanna l'imputato - art. 1351 del Codice Celeste - a trascorrere l'eternità in uno dei mondi che egli stesso ha creato o che ha incitato a creare. Così ho deciso, la seduta è sciolta.
  
Mariella Ricciardi

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Commenti (11)
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3. 05-11-2008 22:11
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La poesia dell' anno

Pro tue fortuna
ki onzi notte t’isplenda sa luna,
ki non appas mai dolore,
Ki onzi die t’illumini su sole,
Custu e s’auguriu meu,
Dae oe e fino a canno kere Deus.

Efisio Floris