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TRASFERIMENTO PDF Stampa E-mail
venerdì 04 aprile 2008
Indice articolo
TRASFERIMENTO
Pagina 2
 
La città piemontese è piccola e la vita vi si svolge serena e tranquilla.
Tutto sembra facile: uffici pubblici che funzionano come orologi, gente cortese che non ti urta per strada, cammina tranquilla; al massimo si può udire un sommesso chiacchierio, invece del vociare stentoreo al quale ero avvezza.
Date le ridotte dimensioni, il traffico è al minimo e ci s'incammina volentieri anche per tragitti non molto brevi.
Mentre con altre mamme aspetto l'uscita dalla scuola di Paolo e Marina, i miei figli più piccoli, mi sento un poco a disagio perchè mi manca lo scambio di conversazioni cui ero abituata prima. Le altre signore sono cortesi, gentili, sì, ma con distacco. I nostri quotidiani incontri sono  caratterizzati solo da formali buongiorno e dopo alcuni mesi ci si riconosce e ci si saluta e basta.
"Mamma, ti sei incantata"?
Marina mi si è aggrappata ai pantaloni e me li tira con tutta la forza delle sue piccole braccia.
"Ciao cucciola, scusa, ero distratta".
Dall'atrio vedo farsi avanti anche la classe di Paolo e, prendendo Marina per mano, corro a salutare la maestra:
"Buongiorno, signora Vittoria, tutto bene"?
"Buongiorno, cara signora Giulia, tutto a posto, si. Devo farle i complimenti per Paolo è davvero un bimbo eccezionale. Si è subito integrato nella nuova classe ed il suo rendimento scolastico è buono".
"Mi è di molto conforto sentirle dire ciò, avevo timore che il trasferimento in un luogo così lontano e così diverso da quello abituale potesse influire sull'andamento  degli studi dei bimbi".
La maestra mi fa un cordiale sorriso, come a dirmi che mi sono preoccupata senza motivo.
Quel sorriso mi illumina la giornata perchè la signora Vittoria è l'unica persona con cui riesco a conversare un poco, forse in quanto siamo entrambe di origine meridionale.
Con i bimbi per mano mi avvio verso il supermercato dove trovo subito ciò che cerco, solo il pane ed il latte. Ci dirigiamo verso casa giusto in tempo per aprire la porta a Riccardo, che ormai è alle medie e torna a casa da solo.
Il viso di Riccardo è scuro come i suoi occhi.
Mentre apro la pota gli chiedo con finta indifferenza:
"Tutto bene a scuola, oggi"?
"Sei noiosa davvero, me lo chiedi sempre e la risposta è la stessa: no. Voglio solo tornare alla mia vecchia scuola ed ai miei compagni di sempre!"
"Lo sai che non si può".
In quel momento interviene Marina con fare gioioso:
"Riccardo lo sai che oggi ho fatto un lavoretto per te"?
IL ragazzino butta con ira i libri sulla panca dell'ingresso, si toglie il giubbotto e corre verso la cucina inseguito dalla voce di Paolo:
"Lavati le mani, prima".
"Sta zitto, Paolino un po' cretino"!
Lo scambio di parole è avvenuto in un lampo e cerco di rincorrere i due bimbi litigiosi mentre Marina mi intralcia ponendomi fra i piedi il lavoretto svolto per Riccardo.
Entrata in cucina, mi lavo le mani, metto sul fuco la pentola per la pasta e, rivolgendomi ai miei tre monelli:
"Presto, lavatevi le mani ed apparecchiate la".
I bimbi corrono a razzo verso il bagno ed eccoli tornare a fare ciò che ho chiesto.
Poco dopo sediamo tranquilli e Paolo accende il televisore.
Si risiede e poi si dedica ad uno zapping sfrenato:
"Uffa, a quest'ora solo telegiornali e pubblicità".
Osservo il ragazzino e metto mano con svogliatezza al mio piatto di spaghetti.
Riccardo è molo affezionato al fratello più piccolo con il quale di solito ha un atteggiamento difensivo ed in genere i due si coalizzano contro i me, strana quella battuta sul Paolino un po' cretino.
Il pomeriggio prosegue con il suo solito tran tran di compiti eseguiti tra qualche richiesta di spiegazione e qualche mugugno, riempimento di borse: per la danza di Marina, per la palla a volo dei maschi. Corsa giù per le scale per non fare tardi ed arrivo ansimante  alla scuola di danza.
Riccardo e Paolo, mentre aiuto Marina a spogliarsi e mettere le scarpe da ballo,   aspettano seduti e li sento continuare a litigare. Il mio figlio maggiore continua ad avere quello sguardo torvo, cupo. Giunti in palestra li affido con sollievo all'allenatore e lui mi trattiene per una mano mentre mi ricorda:
"Signora, mi raccomando, non dimentichi che il giorno 20 i ragazzi hanno la partita contro "I diavoli rossi".
"Mamma, ci pensi che ci batteremo contro una squadra molto forte"?
La frase dell'allenatore ha scosso Riccardo e ha riacceso i suoi occhi della solita luce di gioia che era sembrata oscurarsi per tutto il giorno.
Con una fitta al cuore sono costretta a spegnere quella luce:
"Coach, non credo che i miei figli potranno venire, mio marito ha preso un altro impegno per il 20".
Giulio,l'allenatore, che di solito ha un atteggiamento molto garbato e conciliante, fa una smorfia di disappunto:
"Signora, sa che ho inserito i suoi figli in squadra nonostante fossero nuovi rinunziando  a due ragazzi che vi giocavano da tempo e mi ripaga così"?
Giulio ha un moto di stizza, mi gira le spalle e va verso gli spogliatoi.
Ritorno alla scuola di danza per prendere Marina seguita dai ragazzi quasi in lacrime. Riccardo sbuffa ed impreca:
"Accidenti, l'unica cosa buona di questa città è la palestra di pallavolo ed ora non potrò guardare più in faccia i miei compagni di squadra che mi crederanno un traditore".
Paolo invece singhiozza e piange tutte le sue lacrime:
"Non sono molto alto , ma Giulio è l'unico a credere che i miei salti compensino l'altezza, lui è l'unico certo che crescerò".
Rientrati in casa Riccardo corre a guardare il grande calendario della cucina dove cerchiato con un pennarello rosso il giorno 20 sembra fissarlo beffardo.
"Lo avevo segnato perchè te ne ricordassi, mamma, come hai potuto dimenticartene"?
La frase è stata pronunziata quasi con odio ed il ragazzino si precipita  a prendere un pennarello e con impeto cancella tutto lo spazio del giorno 20, poi sbatte la porta ed esce.
Paolo e Marina hanno assistito increduli alla scena, perchè Riccardo è irruento, ma non sbatte mai le porte ed in genere è molto dolce e tenero quando mi si rivolge. Non so cosa fare né cosa dire ai due piccoli. Paolo ha smesso di singhiozzare e si asciuga le lacrime, Marina mi si aggrappa ai pantaloni. Riapro la porta e dalla camera dei bimbi mi arrivano tonfi sordi di cose gettate per terra.
La porta di casa si apre per far entrare Roberto, mio marito, che entra in cucina e mi viene accanto per darmi un bacio. Osserva i due piccoli che non gli sono corsi incontro come al solito e:
"Cosa succede oggi? Non siete conteni che il papà è tornato a casa"?
I figli gli corrono accanto e lo baciano e, mentre mi guarda,cerco di fargli capire con l'espressione del volto che c'è qualcosa che non va.
Roberto prende i bimbi per mano e li conduce verso lo studio da cui sento:
"Stasera facciamo arrivare il treno fino a Palermo"
"Si, si, papà". Esultano in coro i piccoli.
"Paolo, ti affido il treno, sta attento allo scambio di Roma, altrimenti il treno arriva sul Gargano. Mi vado a rinfrescare un po'".
Benedico la passione di Roberto per il suo trenino che occupa quasi del tutto lo studio e mi crea mille problemi quando devo pulire la stanza.
Poco dopo mio marito rientra in cucina e mi rivolge uno sguardo interrogativo.
"La partita di pallavolo è fissata per il 20 e Riccardo l'ha presa molto male quando gli ho detto che avevi un altro programma"!
"Giulia! Non glielo hai detto ancora"?
"Caro, lo sai che tutta questa storia mi ha messa a KO, poi tra il trasferimento repentino, la nuova città, la nuova casa e la nuova scuola, Riccardo è sempre nervoso e non so proprio come prenderlo".
"Anche io non è che sia del tutto tranquillo, ma andrò subito a dirglielo approfittando che i piccoli sono distratti".
"Ti raccomando di non urtare la sua suscettibilità, spiegagli come sia suo dovere farlo e che in un società civile ci si comporta così".
"Procederò con cautela, non preoccuparti".
  Di lì a poco mi giunge la voce di Riccardo che urla:
"Non bastava che ho dovuto lasciare la mia casa, i miei amici, la maestra e tutti i compagni! Ora devo anche rinunziare alla partita"!
Dalla camera dei bimbi odo un parlottare fitto, le urla sono cessate e le due voci s'intrecciano rapide, ma con tranquillità.
Dallo studio sento le voci dei piccoli che continuano a far andare il trenino tra trilli di gioia.
Roberto torna verso di me con aria soddisfatta:
"Sono riuscito a farmi ascoltare, ora si è adattato all'idea".
"Dici adattato e dovrei essere soddisfatta?
Strana la vita di un genitore: vorrebbe fare di tutto per i propri figli, tranne che dal loro motivo di infelicità. Li culla, li alimenta, asciuga loro le lacrime ed il sederino, cerca di inculcare loro dei buoni principi, pago solo di vederli crescere sereni... poi un giorno accade qualcosa che mette a repentaglio tutto,
compresa la loro vita. Si può per questo rinnegare i principi in cui si crede"?
"Giulia non abbiamo mai avuto dubbi sulle cose fondamentali per noi: per prima cosa il dover riposare tranquilli, consci di non aver fatto del male a nessuno, poi i nostri figli che sono ad un tempo fonte di gioia e di responsabilità. Come puoi avere dei dubbi?
"La nostra vita di famiglia è cambiata quasi del tutto, ma non sono i cambiamenti materiali a preoccuparmi, vorrei poter essere nel cervello di Riccardo e sapere davvero quali sono i suoi pensieri e quali le angosce.
Vorrei tanto tornare all'estate scorsa e decidere di restare a casa, invece di andare al mare".
"Giulia, lo sai bene che indietro non si può tornare. Nella vita si può solo andare avanti ed è inutile recriminare".
Continuo a darmi da fare per la cena in modo distratto, mentre penso a quel giorno dell'estate scorsa.
Il cielo limpido e la giornata calda ci hanno consentito di mandare avanti il nostro progetto di portare i figli al mare. Come al solito la strada è affollata di macchine che vanno nella nostra stessa direzione, nonostante ci siamo alzati presto. I piccoli, dietro, sonnecchiano un poco e Riccardo sfoglia un giornalino. Dopo alcune ore giungiamo al parcheggio dello stabilimento balneare.
La fila per i biglietti è lunga, così mentre Roberto si mette in coda, aspetto con i due piccoli seduta ad un tavolino; Riccardo va accanto alla cassa dove c'è un suo compagno di scuola in attesa.
Comincio a fare il gioco di "C'era una volta"  con i piccoli che mi seguono contenti sulla strada della favola inventata una frase per uno. D'improvviso uno sparo rompe la tranquillità. La fila alla cassa si è dispersa e, mentre mi riparo con i bimbi dentro una cabina vuota, cerco con gli occhi Riccardo e Roberto.
Li vedo entrambi incolumi e tiro un respiro di sollievo.
Paolo mi chiede serio:
"Mamma era uno sparo?"
"Non credo, piccolo, forse un tubo di scappamento" cerco di tranquillizzarlo.
"Papà, Riccardo" urla la vocetta Marina.
Dopo non so quanto tempo sento voci confuse provenire dall'esterno della cabina, poi l'ululato di una sirena.
"Giulia, Marina, Paolo, dove siete?"
La voce di Roberto mi tranquillizza sulla sua sorte e dischiudo con circospezione l'uscio.
Lo spazio dinanzi alla cassa è vuoto, la fila di poc'anzi dispersa. Davanti all'atrio un'ambulanza dalla quale si affrettano due infermieri con una barella. Nello stesso angolo dove lo avevo lasciato, Riccardo accanto a degli amici.
I barellieri seguono il dito di un ragazzo che accenna alla cassa, vi si dirigono e poco dopo li vedo uscire con un corpo immoto e sanguinante.
Dinanzi all'ingresso stridio di pneumatici ed arriva la polizia.
Nel frattempo il grande atrio è diventato simile ad una bolgia infernale con i bimbi che piangono, qualche ragazzino che approfitta della confusione per servirsi "liberamente" dei gelati posti nel banco frigorifero ed il bagnino che cerca di richiudere lo sportello seguito dalle proteste di chi voleva approfittarne.
La signora che da anni prende la cabina accanto alla mia mi si avvicina:
"Giulia che orrore, quel povero giovane ucciso all'improvviso; un attimo e la sua giovinezza è stata stroncata"!
"Silvia in verità ero distratta e non so neanche chi era alla cassa. Sai stavo cercando di distrarre i piccoli".
"Era Giacomo".
Giacomo non c'è più e lo rivedo mentre insegna a Riccardo a nuotare, mentre mi aiuta a portare Paolo che protesta e piagnucola per la spiaggia che scotta, mentre con un sorriso a trentadue denti mi accoglie ogni estate dicendomi:
"Che piacere rivederla signora Giulia, sarà una magnifica estate"!
Due giovani poliziotti ci vengono accanto ed uno di essi chiede:
"Signore, per favore, dateci i vostri nomi e l'indirizzo e poi potete raccontarci cosa è accaduto"?
Silvia declina le sue generalità e racconta come, mentre era in fila per fare il biglietto, aveva visto un giovane che veloce si era infilato nella porta accanto alla cassa, aveva udito uno sparo e poi aveva visto quello che le sembrava lo steso giovane uscire rapido, avviarsi all'uscita e sparire, mentre lei aveva cercato di seguirlo con lo sguardo.
Il poliziotto le domanda:
"Sarebbe in grado di riconoscerlo, signora"?
"Tutto è accaduto con grande rapidità, no, non credo di poterlo riconoscere".
Quando viene il mio turno riferisco che ero distratta e lontana: non ho visto nulla.
Altri due poliziotti rivolgono delle domande ad alcune persone di fronte a me ed accanto a Riccardo. Sempre con i bimbi per mano mi avvicino a mio figlio per fargli avvertire la mia presenza quando lo interrogheranno. Sento con chiarezza la voce di mio figlio dire:
"L'ho visto bene in faccia e lo conosco. Abita nel mio quartiere e lo vedo spesso in giro. Ha gli occhi blu".
Interviene una signora che con impeto afferma:
"Non puoi averlo riconosciuto, né avergli visto gli occhi. Sono sicura che portava gli occhiali da sole".
Riccardo la fissa e fa una smorfia con la bocca come per trattenere le lacrime, poi chiede:
"Signora, mi sta dando del bugiardo"'
"Credo solo che tu ti sia confuso, non penso tu abbia detto una bugia sapendo di dirla".
Il poliziotto pone fine alla diatriba invitando la signora ad allontanarsi, poi chiede a Riccardo di descrivergli meglio l'uomo, cosa che mio figlio fa con dovizia di particolari: età, altezza, corporatura e peso. Non penso si sia potuto inventare tanti particolari.
Il rappresentante dell'ordine ci congeda chiedendoci di ritornare il giorno successivo alla locale stazione di polizia per stendere un verbale.
Sulla via del ritorno commento con Roberto l'accaduto mentre cerco di calmare Riccardo che libero da sguardi estranei può in fine dare sfogo alle lacrime pensando alla morte di Giacomo.
"Mamma, ho visto quell'uomo venir fuori dalla fila ed avviarsi verso la porta in fretta ed ho creduto fosse impaziente di tuffarsi. Giacomo era buono e gentile, perchè l'avrà ucciso"?
Il giorno dopo andiamo alla stazione di polizia dove viene steso il verbale ed il maresciallo sottopone Riccardo ad un vero e proprio interrogatorio per verificare i ricordi del mio ragazzo.
Nei giorni seguenti apprendiamo che l'omicida potrebbe essere un giovane affiliato alla malavita locale che aveva fornito a Giacomo un'ingente partita di droga senza pagarla e che sarebbe stato punito per questo con la morte. L'avvocato del giovane afferma la completa estraneità del suo assistito ai fatti fornendo come prova un alibi confermato da alcuni testimoni.
L'unica persona a poter confutare l'alibi è Riccardo che, avendo effettuato la sua prima testimonianza pubblicamente, si trova ora sottoposto ad eventuali attentati da parte della malavita organizzata. Il presunto omicida è stato messo in carcere fino al processo.
Da qui è partito il programma di protezione della polizia con il cambio di residenza ed il giorno 20 Riccardo dovrà ripetere la sua testimonianza dinanzi al magistrato.
Riccardo da quel lontano giorno dell'estate scorsa ha incubi ricorrenti, si astrae in un mondo lontano ed anche il suo carattere è mutato.
Spesso mi chiedo se noi genitori non abbiamo fatto male a far verbalizzare ciò di cui era a conoscenza e non so davvero darmi una risposta univoca.
Spero che dopo il giorno 20 potremo tornare alla città che è sì caotica e confusionaria, ma che sentiamo nostra e sentiremo ancora più nostra dopo averle offerto il sacrificio della nostra serenità in cambio di un mondo più civile e giusto.
Mariella Ricciardi

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Commenti (11)
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Pro tue fortuna
ki onzi notte t’isplenda sa luna,
ki non appas mai dolore,
Ki onzi die t’illumini su sole,
Custu e s’auguriu meu,
Dae oe e fino a canno kere Deus.

Efisio Floris