|
Pagina 1 di 2  IL VISITATORE MISTERIOSO
Apro gli occhi con un sobbalzo, ma vedermelo dinanzi con gli occhi colmi di vivacità mi tranquillizza. Il mio nipotino di circa cinque anni è seduto di fronte a me in atteggiamento sereno ed io che devo badare a lui mi sono appisolata, ciò non mi capitava mai qualche anno fa, ma il tempo porta via la resistenza della gioventù. Luca fissa con attenzione un punto alle mie spalle e lo sento dire: - "Chi sei? Come ti chiami?" Siamo soli in casa, non starà parlando con qualche amico immaginario? - "Con chi parli, Luca?" "Con quel signore, nonna." Ed il dito indica qualcuno dietro di me. Con un po’ di apprensione giro la testa e do un’occhiata. Alle mie spalle un uomo giovane, con una capigliatura bionda ed occhi cerulei, mi fissa con aria sardonica. "Cosa ci fa lei qui? Com’è entrato in casa mia? Esca subito." "Signora, si calmi, mi dia modo di spiegarle." "Esca subito!" Il giovane incurante non mi da ascolto e tranquillo viene a sedersi di fronte a me ed accanto a Luca. "Nonna, posso chiederti una cosa?" "Certo, caro." "Perché nasciamo se dobbiamo morire? Perché il nonno è morto?" Ancora con quelle domande che non ci si aspetterebbe mai fossero fatte da un bimbo di quell’età e che mi mettono in un terribile imbarazzo. Il giovane risponde in mia vece: "Questo è il destino degli uomini, piccolo." Luca senza esitazione replica: "Cos’è il destino?" Eccolo ancora con quelle sue incredibili domande. Sono giunta alla mia età ponendomi spesso le stesse domande, ma non trovando alcuna risposta, né per me, né da fornire a Luca. "E’ la via tracciata e che dobbiamo seguire." "Come un’autostrada?" "Proprio così. A volte si va dritti, poi si compiono piccole curve, salite e discese. Si accelera e si rallenta secondo la strada." "Ma in autostrada si può arrivare in città diverse, mentre se ho capito bene il destino conduce solo alla morte." Ascolto con attenzione notando la facilità di risposta di entrambi. Il giovane prorompe in una risata e: "Ma nel frattempo quante cose belle hai visto, hai fatto, quante persone hai incontrato ed a quante hai dato il tuo amore." Luca rimane per un attimo pensieroso, poi: "Volevo bene al nonno, è vero, ma non capisco cos’è questa morte, so solo che il nonno mi manca e che secondo nonna e mamma mi vede di lassù, ma che non potrò giocarci più insieme, non mi porterà più i biscotti quando viene a trovarci e non parlerò più con lui." Lui mi è di fronte ed in fine posso chiedergli ciò che da tanto mi assilla e preoccupa. Mi faccio coraggio: "Che senso ha?" "Tutto ha un senso." "Se io non lo vedo, no che non lo ha" – replico con furia. "Non lo vedi ora, cara… prima o poi, però lo vedrai anche tu." "Poi….. cosa me ne farò poi. Ho bisogno di saperlo ora, ora che, diventata anziana, sento tutto sfuggirmi, dissolversi nella mancanza di prospettive." "Non chiederti perché, agisci invece." "Agire per fare cosa?" "Per trasferire ad altri i tuoi dubbi e le tue certezze." La cosa comincia a farmi venire mal di capo. Il giovane parla in tono sicuro, come fosse il detentore della verità ed io non so né chi è né come sia entrato in casa mia. Torno a ripetere: "Mi dica com’è entrato." "Io sono sempre stato in questa casa, da quando tu da ragazzina cercavi con affanno libri da leggere ed ancora prima ero con te quando bimba, in via X,giocavi e prima ancora quando eri nel grembo di tua madre." "Non ti conosco non so chi sei e mi hai stufato, ora chiamo la polizia." "Chiamala pure, ma loro non mi vedranno e ti prenderanno per una vecchia pazza." "Nonna, non chiamare la polizia, ti prego." Tutto sta assumendo un che di grottesco con Luca che mi supplica ed io che sono intimorita dalle previsioni dell’estraneo. Guarda cosa mi doveva capitare alla mia età! Questo giovane sembra davvero conoscermi da sempre, ma lui è molto più giovane di me, come avrà fatto a sapere tante cose sul mio conto? Forse sono davvero diventata pazza e questa è un’allucinazione. Qualcuno comincia a dare fuori di testa credendosi Napoleone ed io, invece, vedo e parlo con un’entità misteriosa. "Tu sai tante cose di me, ma come fai? Sei un detective?" Il giovane prorompe in un'allegra risata, poi replica: "No, che non lo sono, ma puoi immaginare chi io sia, sei intelligente, sforzati!" Il mio mal di testa diventa sempre più forte mentre le mie cellule grigie elaborano un'ipotesi dopo l'altra: è un angelo venuto a rispondere a Luca per togliermi d'imbarazzo, no è un diavolo che mi vuole condurre a compiere un atto insano contro uno sconosciuto, no è lo spirito di mio suocero venuto a trovare Luca per dargli conforto. Scarto tutte le ipotesi ritenendole altamente improbabili. Forse è un ladruncolo filosofo. Filosofo, ma sempre malintenzionato. Mi alzo un po' a fatica e subito il giovane mi dice: "Non si muova signora, per favore." - "Ho necessità di sgranchirmi le gambe." Con lentezza mi avvicino al cassettone dove da anni giace scarica la vecchia pistola di mio padre. Non è proprio in vista, è sotto le numerose carte e bollette che in bella mostra testimoniano il mio disordine. Proprio in quel momento, mentre sono pronta ad afferrare l'arma: "Non posso fermarmi più, ora devo andare, ciao Luca, ciao signora." In un niente si è avviato alla porta, l'ha aperta ed è sparito insieme al mio mal di testa. Tranquillo il tempo scorre, incurante di noi, delle nostre emozioni, dei nostri desideri ed aspirazioni. Lui passa senza soffermarsi, non indugia, lui.
Mariella Ricciardi
Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 15516 | Stampa | E-mail
|