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IL NEONATO PDF Stampa E-mail
venerdì 07 settembre 2007
Indice articolo
IL NEONATO
Pagina 2
 
Sono giunta al termine della gravidanza e il destino ha voluto nascesse un bel piccino. Non mi stanco di rimirarlo: è un vero miracolo della natura.
I figli sono una ricchezza per la patria, dice il Duce, ma mio marito ed io non lo abbiamo fatto per una prospettiva di ricchezza, non almeno quella che intende Mussolini. Nostro figlio rappresenta il nostro amore, il nostro futuro, la possibilità di tramandare il nostro passato alle generazioni future.
I miei genitori vivono a Milano, in una casa non troppo distante dalla mia ed, in vista del mio recente parto e dei bombardamenti che si abbattono sulla città, abbiamo deciso di trasferirci tutti a Como dove i miei suoceri hanno un'azienda che produce seta.
Devi venire da noi, Milano non è più sicura, qui è più tranquillo per te e per il nascituro, poi ora che Luciano è in Svizzera, sei sola.
Mamma, sai bene che a Milano ci sono i miei genitori.
Mia suocera mi mette un braccio intorno alle e spalle ed in tono materno mi dice:
Che problemi vuoi che ci siano, possono venire anche loro, lo sai che la casa è grande.
Ora, mentre guardo e riguardo il mio piccino, avverto il dovere  di pensare al suo avvenire, non  permetterò che muoia sotto una bomba; il bagaglio è pronto, non posso aspettare i miei fino a domani. Così, con una valigia in mano e il mio piccolo nell'altra, mi avvio per strada alla ricerca di un qualche mezzo che mi conduca fino a Como. Decido però di passare prima ad avvertire i miei.
Ma come, Giulia, mi sembra una follia questa, si tratta solo di ventiquattro ore e potresti usufruire del mio aiuto e di quello di tuo padre. Lo sai poi che non si trovano mezzi per allontanarsi dalla città, come farai?
In qualche modo farò.
Per strada c'è poca gente ed, in compenso, ci sono cumuli di macerie. Mi avvio con lo sguardo puntato lontano e dopo un tempo che mi sembra molto lungo vedo un carretto e lo fermo.
Scusate, dovrei andare a Como, mi ci potete portare?
Signora bella, ho da fare, non posso.
Guardo il conducente con atteggiamento supplice:
Per favore, devo raggiungere subito quella meta.
Penso a ciò che ho nel portafoglio e decido che i soldi non sono importanti.
Vi compenserò con X lire.
Per quella somma, signora vi porterò.
Salgo con un sospiro di sollievo e mi accomodo alla meglio. Devo aver compiuto un lungo tragitto e mi sento stanca. Il piccino comincia a frignare e capisco che vuole mangiare. Con  grande imbarazzo cerco di coprirmi il seno mentre lo offro al bimbo che beato vi si attacca subito. Sento che ce la farò a raggiungere la meta e la salvezza. Questo stato euforico continua ad invadermi lungo tutto il viaggio e dopo lunghe ore giungo in fine alla meta.
Giulia, come, sei venuta sola?
I miei verranno domani, sentivo che questa era la soluzione giusta per il piccino.
Subito vengo condotta all'interno, il piccolo, che continua a dormire, viene depositato nelle amorevoli braccia del nonno ed io posso rinfrescarmi un po' prima di prendere possesso della stanza che mi è stata destinata.
Sul cassettone troneggia la radio e chiedo se posso accenderla.
Giulia, attenta, è sintonizzata su radio Londra.
Si, va bene, ma c'è forse qualche pericolo?
Non ti sei accorta, arrivando, che la nostra casa confina con la casa del Fascio? Noi l'ascoltiamo solo un po' di sera mettendo la radio sotto le coperte, di giorno non è prudente.
Incredibile la mancanza di libertà anche qui.
La giornata trascorre serena, con i nonni che coccolano il nipotino ed io che mi sento in salvo.
Al mattino mi sveglio presto per allattare il bimbo e mi dispongo all'attesa dei miei.
La strana inquietudine del giorno prima si rifà viva e non riesco a trovare pace.
Giulia, non essere preoccupata – mi dice mio suocero, lo sai che i mezzi di trasporto scarseggiano e che le strade sono in dissesto.
Lo so bene, babbo Rocco, ma non so cosa mi prende.
E' ormai il tramonto, ed io sono quasi in stato di collasso, quando dal cancello vedo spuntare un calesse. Corro con il bimbo in braccio e mamma con tenerezza me lo toglie di mano, lo guarda e poi mi dice:
Se non fosse stato per la tua fretta di partire questo angioletto potrebbe essere morto oggi. Ieri una bomba ha distrutto la tua abitazione.
                                   FINE
Mariella Ricciardi

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Commenti (11)
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1. 05-11-2008 03:47
Comment 05 447
http://klsas.warszawa.pl your site is so great!
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2. 06-11-2008 18:06
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