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sabato 15 settembre 2007
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Complementarietà
Pagina 2

La giornata comincia bene: mi sento fresca e riposata e con la testa leggera. Al solito alzo un braccio per stropicciarmi gli occhi con la mano. Strano non trovo gli occhi. Incredula con le dita ritento….nulla, la mano non trova il viso. Ho forse perduto la testa? Mi viene da ridere. Tutti mi dicono che sono molto razionale, che non mi scompongo mai, che non riesco ad abbandonarmi alle emozioni…..via, perdere la testa! Non può essere perché con la testa avrei perduto anche il cervello ed allora come farei a ragionare?

Di scatto mi alzo dal letto e vado dinanzi allo specchio dove posso constatare che oltre il collo non ho più niente, proprio niente. Il mio corpo termina poco oltre la base del collo. Le domande mi si affollano nella mente. Un momento….la mente…. Ho sempre creduto che la mente risedesse nel cervello e so con certezza che il cervello è nella scatola cranica volgarmente detta testa. Non ho più una testa, ma ragiono e vedo. Mi pizzicotto una gamba avvertendo il lieve dolore. Sono sveglia.

Dalla strada odo clamore di voci. Distinguo per prima quella del ragioniere Accardi del primo piano:

Che impressione una testa a spasso.

Una giovane voce femminile osserva:

Ma è la testa della signorina Carlotta, com’è pallida senza trucco.

Sembra decisa ad andarsene a spasso liberandosi dell’ingombro del corpo.

Interviene Agnese, la portiera:

Signorina, cosa ci fa alle sette del mattino per strada senza corpo?

Volevo provare la sensazione di libertà che questa condizione offre.

Un coro di voci esclama:

Parla: è lei, proprio lei.

Pietro il figlio di Agnese interviene per dire:

Corro a telefonare alla redazione della "Voce" forse mi offriranno un premio.

Con un gesto di stizza mi allontano dalla finestra. Quella svagata della mia testa se ne va a spasso di prima mattina ed io sono qui a macerarmi nei dubbi. Mi ha lasciata a combattere con questo corpo che con l’età quasi non riconosco, che mi crea problemi e mi da dolori. Ingrata non ha pensato a quanto mi sia costato mantenerla bella ed in ordine, a tutte le sedute dall’estetista e dal parrucchiere ed ai massaggi per attenuare le rughe. Ho speso un piccolo patrimonio per lei ed ora se ne va a spasso di giorno senza un filo di crema per difenderla dai raggi nocivi del sole e dallo smog.

Parcheggio il motorino e mi avvio verso via Toledo. Il direttore della "Voce" mi ha chiamato e con aria sbrigativa:

Gregorio devi recarti a Toledo subito. Mi hanno comunicato una notizia a dir poco stravagante. : Una testa se ne va in giro per quella via senza corpo.

Replico:

Deve essere uno scherzo, direttore, sa che non è possibile.

Non credo lo sia perché il giovane a telefono mi ha dato anche le generalità della testa: signorina Carlotta Pace. Va a vedere cosa c’è di vero. A quest’ora del mattino ti sbrigherai in fretta.

Dopo trent’anni di servizio mi sento un po’ umiliato da quest’incarico da novellino, ma non posso che assentire e recarmi sul posto.

Vedo tre o quattro persone all’altezza del civico 48 e mi avvicino.

Sulla strada, che è isola pedonale e senza marciapiedi, una bella testa con un caschetto castano procede a piccoli balzi verso la vicina piazza. Rapido la sorpasso, mi giro e poi chiedo:

Dove se ne va a quest’ora di mattina, signorina Carlotta?

Un sorriso le fa rialzare gli angoli della bocca e la testa reagisce con veemenza:

Sempre la stessa domanda. Ho già risposto che vado a passeggio, devo forse rendere conto a qualcuno?

Non le sembra insolito andare a passeggio senza il corpo? E poi… non v’è traccia di sangue alla base del collo, come ha potuto staccarsi dal tronco?

Gentile signore, trovo le sue domande interessanti, ma non so darle una risposta. Al giorno d’oggi avvengono cose altrettanto strane, innaturali oserei dire: diventare madri a sessanta anni o nascere per clonazione

o anche nascere un po' uomo ed un po' animale, mi sembra l'abbiano

definita chimera.

Sarà stato un esperimento del quale non sono stata messa al corrente.

Com’è permalosa, mi dico fra me.

La testa arresta il suo balzare e noto un’espressione di sofferenza nei grandi occhi scuri.

Ha qualche problema, signorina?

Se avessi dei problemi non li confiderei ad un estraneo come lei.

Le chiedo scusa, signorina Pace, Gregorio Serra a servirla, replico con un piccolo inchino del busto.

Signor Gregorio, non so cosa o chi l’abbia inviata sulla mia strada, ma voglio confidarle che se è vero che il corpo mi dà qualche problema, la situazione non migliora di certo senza corpo. M’ è venuta un’emicrania, ma non potrei prendere un antidolorifico senza mani.

Se vuole posso pensarci io. Rispondo in fretta. Mi sta diventando simpatica la signorina, nonostante il carattere un po’ suscettibile.

Mi farebbe davvero cosa grata, replica la testa.

Posso prenderla in braccio?

Carlotta in tono esitante:

In circostanze ordinarie, le avrei risposto di no, ma ora in questa situazione anomala ho bisogno di fidarmi di qualcuno. Faccia ciò che reputa opportuno.

Mi chino a prendere dal collo la testa con delicatezza e ne avverto il calore come fosse ancora irrorata dal sangue. Poggio la testa nell’incavo del braccio destro ed entro in un vicino bar ordinando un bicchier d’acqua. Dalla tasca sinistra recupero un antidolorifico che sciolgo nell’acqua. Poi in tono pacato ma apprensivo le dico:

Pronta?

Si, proceda con tranquillità.

Con delicatezza poggio la testa sul banco e avvicinatole il bicchiere alle labbra le faccio ingoiare l’antidolorifico. Il pensiero che gli antidolorifici vadano presi a stomaco pieno mi attraversa la mente e lo comunico alla signorina che si mette a ridere di gusto ed al mio sguardo interrogatorio risponde:

Ha dimenticato che non ho uno stomaco?

L’osservazione mi fa sorridere, ma subito dopo replico:

Ma non ha visto se per combinazione il suo corpo sia rimasto in casa?

Gentile signor Gregorio, ero troppo occupata a godermi la sensazione di leggerezza, di libertà e l’avventura e non ho proprio pensato a cosa fosse capitato al mio corpo.

Se vuole possiamo andare a casa sua a cercarlo.

Lei è davvero molto premuroso e gentile, si grazie.

La mia testa matta se n’è andata a passeggio ed io sono sola in casa a pormi domande senza risposte ed a macerarmi in mille dubbi. Lo stomaco comincia a brontolare senza il suo solito caffellatte, ma non so proprio come alimentarmi senza una bocca. Tutto mi induce a pensare a quanto sia meraviglioso il corpo umano. In esso ogni organo o cellula ha una sua propria funzione complementare ad ogni altra, nulla è superfluo.

Devo prendere una decisione circa la mia situazione e forse il mio amico scienziato Mario potrà fornirmi qualche ragionevole ipotesi circa la mia attuale condizione. Come posso contattarlo? Il telefono è da escludere, non ho più una voce; non posso recarmi da lui perché non sarebbe dignitoso uscire priva di una parte del corpo ed espormi ai lazzi dei passanti. L’incertezza e la disperazioni mi fanno stringere le mani l’una contro l’altra arrecandomi consolazione, mentre un’idea si fa strada nel mio…..- stavo per dire cervello . che sciocca!

Scriverò una e-mail a Mario.

Vado al computer con rinnovata fiducia: se qualcuno può darmi una spiegazione, trovare una soluzione, questa persona è proprio Mario. Le mani sembrano volare sulla tastiera e le frasi si compongono con coerenza. Infine clicco su INVIO e mi metto in attesa di una risposta; Mario è mattiniero e lascia sempre il computer acceso, con un poco di fortuna potrei ricevere una sua risposta entro breve tempo.

Il suono del campanello della porta di casa interrompe la mia attesa e senza pensarci troppo, incurante di qualunque precauzione, vado ad aprire la porta.

Lo spettacolo è davvero singolare: un distinto signore di mezza età ha nell’incavo del braccio la mia testa che con aria giuliva sembra godersi molto la situazione. Non mi ero mai resa conto di poter assumere quell’espressione un po’ ebete.

Lo sconosciuto si comporta come fosse il padrone di casa ed entra richiudendosi la porta alle spalle. Mi chiedo se non sia un malintenzionato.

La mia testa con voce un po’ languida dice:

Gregorio, il mio corpo è qui, ma ora cosa facciamo?

Lo sconosciuto l’afferra con le due mani e con aria decisa si porta verso di me che riesco a scansarmi rapida andando oltre la sua figura verso destra. Il signore con voce educata e pacata mi si rivolge:

Non ho cattive intenzioni, voglio solo vedere se le due parti combaciano.

 

L’altoparlante del computer lancia il suo caratteristico suono e rapida vado a leggere.

Sullo schermo:

Cara Carlotta, altre persone lamentano il distacco di parti del proprio corpo, cercherò di informarmi meglio. Per ora il mio consiglio è quello di cercare di unire le due parti per vedere cosa accade.

Lo sconosciuto ha un sobbalzo, prende un telefono cellulare da una tasca e rapido compone un numero:

Direttore……, si lo so, mi scusi, ora sono in compagnia della signorina Carlotta Pace e tra poco ritornerò in ufficio. Si è tutto vero, glielo assicuro. Scriverò il pezzo al mio rientro, non si preoccupi. D’accordo, a più tardi.

Terminata la telefonata il giornalista si avvicina a me e presa la mia testa con le due mani fa il gesto di porla sul mio collo. Mi scanso e la mia testa gli dice:

Quanta fretta. Ora il suo intervento non è necessario. Ci occuperemo noi – ed accenna a me – di metterci insieme.

Prendo la mia testa e dinanzi allo specchio me la pongo sul collo. Il peso mi sembra enorme e vacillo Non la reggo proprio più, nonostante le mani la reggano ancora.

Il giornalista mi si affianca e cerca di aiutarmi. In tono preoccupato mi chiede:

E’ tanto pesante? – e si affretta a reggermi il capo.

Non finga partecipazione, lei è solo un giornalista in cerca di notizie – replica la mia testa.

Le mie mani si giungono e ne fanno uscire un sonoro e ripetuto applauso. Quella "cosa" è davvero la mia testa, pensa come me.

Gli sforzi riuniti ottengono solo di stressarmi, perché le due parti, per quanto combacino, non ne vogliono sapere di rimanere attaccate.

Signor Gregorio, perché non mi ha detto prima di essere un giornalista?

Gentile signorina, non credevo fosse importante. In verità l’ho incontrata per motivi professionali, ma in queste ore ho potuto apprezzare il suo carattere, la sua verve è quasi come mi fossi affezionato a lei.

Il suono del computer ci richiama dinanzi al video.

Cara Carlotta sembra che a causare la serie d’incresciosi eventi possa essere stata una tempesta magnetica provocata da un asteroide entrato nell’orbita della Terra. Gli scienziati dicono che se le parti verranno tenute congiunte per circa un’ora, tutto tornerà come prima. Auguri.

Rapida digito:

Il mio corpo senza testa come fa a vedere e pensare, caro Mario?

Dopo pochi minuti la risposta:

Sembra che in un’epoca remota tutti gli organi di senso fossero indifferenziati, che fossero tutti riuniti in quello più esteso, la pelle. Credo che la perdita della testa ti abbia riattivato questo senso ancestrale.

La mia testa prende la parola e:

Quasi mi dispiace, senza te mi sentivo molto leggera. Non avere un corpo ha i suoi inconvenienti, è vero, ma quanta libertà. Libertà di fantasticare, pensare e creare senza preoccupazioni materiali come mangiare, dormire, lavarsi eccetera.

Con irruenza scrivo sul computer:

Anche io mi sento libera e leggera, senza te che mi costringi a pensare a stare ore ed ore seduta ad approfondire conoscenze e a scrivere, io per mia natura dovrei muovermi, passeggiare, dedicarmi allo sport.

Gregorio interviene con un :

Su ragazze, non litigate.

La mia testa pensierosa con aria trionfante ha l’ultima battuta.

Si capisce che devi parlare così, tu ragioni con i piedi

 

Mariella Ricciardi


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1. 01-11-2008 00:35
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2. 05-11-2008 03:47
Comment 05 448
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3. 05-11-2008 22:14
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Pro tue fortuna
ki onzi notte t’isplenda sa luna,
ki non appas mai dolore,
Ki onzi die t’illumini su sole,
Custu e s’auguriu meu,
Dae oe e fino a canno kere Deus.

Efisio Floris